Relazione sull’uscita a Monterosso Grana anello delle “Laouziere” del 23 agosto 2026
Risaliamo la Valle Grana fino a San Pietro di Monterosso, bellissima e vivacissima, dal punto di vista culturale, borgata caratterizzata dai suoi “babaciu”. Sono fantocci a grandezza naturale in paglia e materiale di recupero, abbigliati come nel tardo Ottocento e che riproducono gli aspetti della vita di quei tempi; questi hanno colonizzato l’intera frazione.
Dal parcheggio vicino alla imponente chiesa parrocchiale inizia in buona salita tra i castagni il nostro percorso che ci porterà alla scoperta delle cave di ardesia, da cui si ricavavano le “lose” dette in lingua locale “Laouziere”. Dopo un 1 km di ripida salita si è al pilone della Combetta, punto panoramico verso la valle dedicato a Maria Ausiliatrice e rimasto miracolosamente indenne dopo una cannonata dei tedeschi nel 1944. Riprendiamo il sentiero che più dolcemente ci porta all’omonima borgata Combetta, dove troviamo, in un edificio rifatto totalmente, la casa museo dei cavatori (Vouto Bruto). Con un messaggio riceviamo il codice e possiamo accedere ed ascoltare e vedere come avveniva il lavoro dei cavatori di pietre oltre alla possibilità di sapere i nomi delle famiglie occupate.
Poi siamo alla borgata Foungirous dove si abbandona la sterrata per uno stretto sentiero che si inerpica sul versante e ci conduce con varie diramazioni agli ingressi delle cave. Qui possiamo vedere come era l’organizzazione per lo spostamento dei blocchi di pietra con carrelli su rotaie e teleferiche. Ci addentriamo all’inizio di queste cave da cui arriva aria fredda. Terminata la zona delle Laouziere si sale su tratturo erboso che poi ci conduce alla borgata Frise, dove è in pieno svolgimento la festa patronale con la banda musicale di Boves e le autorità. Terminato il cerimoniale, troviamo in alto un posto per consumare il pranzo.
Più tardi si riprende, non prima di aver detto una breve preghiera nella parrocchiale di S. Bartolomeo, in discesa utilizzando l’asfaltata, che con ampi tornanti ci accompagna tra chiacchiere e sorrisi. Superiamo la borgata Sonvilla e ci fermiamo sulla sinistra nel punto in cui arrivava la teleferica che portava le “lose”, nel quale è collocata un’opera di “land art” intitolata “Sulla Via del Ritorno” dell’artista tedesco Johannes Pfeiffer che simboleggia le memorie storiche di questa attività estrattiva chiusa nel 1984 e che a suo tempo rappresentava la fonte principale di guadagno per la zona. Scendiamo passando dalla borgata di Saretto e qui lungo il rio un’altra “land art” una pietra quadrata posta nel suo alveo; dopo siamo ad un pilone nel quale sono presenti sull’affresco i buchi fatte dalle mitragliatrici tedesche durate un rastrellamento nel 1944. Ultimi 500 m e arriviamo a San Pietro che attraversiamo e abbiamo la possibilità di vedere tutti gli ambienti in cui sono collocati i numerosissimi “babaciu”. Termina così la nostra uscita dopo 12 km di percorso e un dislivello di + 541 m. Eravamo in 21con 5 amici della Confraternita il che conferma che le nostre escursioni sono molto apprezzate da persone sempre diverse.
Il Priore Giancarlo Maccario


